BN

Il chiosco del flâneur

B/N

Contrasti, passaggi, traiettorie, non luoghi. In bianco e nero

 

Il segno grafico, che esprima una rappresentazione plastica o verbale, corre le due vie parallele e contrastanti del bianco e del nero. Nei due "neutri cromatici" l'universo creativo umano pone l'eguale di uno zero, tanto indecifrabile quanto imprescindibile.

Allo stesso modo, le estremità di una retta, pur separate dai punti di un infinito geometrico, divengono in identica misura tangenti a quei (non) luoghi e immaginari da cui non si è mai smesso di distillare l'autentica sostanza di ogni esercizio artistico.

 

Bianco. Si definisce così il colore proprio di una superficie che rifletta tutte le radiazioni visibili emesse dal sole, senza assorbirne alcuna.

In francese un blanc è una pausa di silenzio in una conversazione.

«Nell'ambito variopinto predomina la sorpresa; nel bianco, invece, una gioiosa e presaga inquietudine»

Ernst Jünger

 

 

Nero. È così chiamato il colore di una superficie che assorbe completamente tutte le radiazioni visibili emesse dal sole e non ne riflette nessuna.

«E come un nulla senza possibilità, come un nulla morto dopo l'estinguersi del sole, come un silenzio eterno senz'avvenire e senza speranza, risuona interiormente il nero»

Vasilij Vasil'evič Kandinskij

 

Werner Bischof – After the War

È proprio con la Grande Guerra che il documento fotografico conosce un’inedita affermazione. Molti furono infatti gli ufficiali che partirono per il fronte con tanto di macchina portatile al seguito. I loro scatti segnarono una decisiva svolta nell’utilizzo dell’immagine, che venne allora svincolandosi dalle sue funzioni tecnico-scientifiche, e si impose come mezzo narrativo di sconvolgente immediatezza.

Wunden der Welt - Ferite del mondo

Kryn Taconis, membro della Untergrundkamera, gruppo clandestino che documentava l’occupazione tedesca in Olanda, Werner Bischof, svizzero di Zurigo, impegnato nel racconto della devastazione prodotta dalla seconda guerra mondiale in Europa, Philip Jones Griffiths, secondo Henri Cartier-Bresson il più grande nel rappresentare la guerra dopo Goya, i cui scatti dal Vietnam accesero l’opinione pubblica statunitense, Josef Koudelka, indimenticato narratore della Primavera di Praga, Steve McCurry, il ritrattista della giovane Sharbat, la ragazza afgana incontrata nel rifugio antiaereo di Nasir Bagh (Pakistan 1985), divenuta simbolo di un mondo millenario devastato, che pur in mezzo al male è in grado di mostrarsi fiero, di guardare con forza e intensità chi gli sta di fronte.

Los desastres de la guerra

A compendio delle riflessioni che caratterizzano il centenario della prima guerra mondiale, riproponiamo la recensione che abbiamo dedicato alle acqueforti di Francisco Goya, raccolte sotto il titolo di Los desastres de la guerra, pubblicate in volume da Abscodita nel 2011. Si tratta di un libro d’arte in cui i crudi contorni del figurativo accolgono venature espressioniste, ma anche di un documento storico estremamente attuale che molto ci dice delle aberrazioni e dei traumi di lunga durata che il deflagrare di una guerra porta nel vivere civile.

La grande illusione - Jean Renoir

L’aspetto ludico attraversa per intero il film, culminando nel concerto di flauti e pentole, orchestrato da un maestro d’eccezione, il capitano De Boëldieu, che vuole dare al suo buon Maréchal un’ultima possibilità per chiuderla una volta per tutte con la prigionia. La danza tra i costoni del perimetro del castello, nella quale si esibisce De Boëldieu, suonando il flauto davanti ai suoi carcerieri, è la metafora della fine di un mondo.

August Sander - Antlitz der Zeit

La prima guerra mondiale è stata un banco di prova assolutamente peculiare anche per i fotografi. Nascono così, nell’affollato trentennio che unisce due guerre spaventose e le tragedie dei molti e dei singoli da esse generate, talenti come Edward Curtis, famoso per gli scatti dedicati agli indiani d’America, Roman Vishniac, russo di origini, fotografo della Germania del ’20 e dal 1935, su incarico di un ente umanitario ebraico, della vita nei ghetti, August Sander, ‘biografo’ delle diverse classi sociali tedesche a partire dalla fine dell’Ottocento e soprattutto celebre narratore delle tante ombre che assediavano i volti dei suoi connazionali nel periodo weimariano.

 

 

L'espressionismo secondo Viani

Lorenzo Viani è uno dei grandi nomi dell’arte italiana del Novecento. Nato a Viareggio nel 1882, il padre, che in passato faceva il pastore, è all’epoca inserviente presso la villa di Don Carlos di Borbone. Nella modesta casa della darsena vecchia in cui i Viani abitano, il ragazzo cresce insofferente alla disciplina e abbandona la scuola prestissimo, quando è appena in terza elementare. Questo rifiuto più o meno aperto della società borghese e delle sue regole, gli resterà per tutta la vita, influendo chiaramente sul suo percorso artistico.

 

Robert Capa - Retrospective

A Lucca, nell’affascinante sede del Museo d’arte contemporanea, è possibile visitare fino al novembre prossimo una retrospettiva dedicata a Robert Capa. Il grande fotografo è presente con una novantina di scatti tra i più rappresentativi del suo impegno al fronte. Si cammina letteralmente attraverso il Novecento. In un anno che vede prodursi una continua riflessione sulla guerra, nel corso delle commemorazioni del primo conflitto mondiale, ferita tragicamente riaperta proprio in queste settimane dall’offensiva nella striscia di Gaza, allestire una mostra sul lavoro di Capa assume un significato particolare.

 

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Eventi

Novità

Lou Andreas Salomé,

Lungo il cammino,

Cura e traduzione di

Claudia Ciardi.

Via del Vento edizioni

Euro 4,00

Catherine Pozzi. Inno alla notte, a cura di Claudia Ciardi, su «Poesia», Crocetti Editore, pp. 36-46, febbraio 2015

Sul numero 29 della rivista «Incroci»

un inedito di Joseph Roth,

Lo sconosciuto clown di Barcellona.

Con un saggio di Claudia Ciardi.

A cura di Claudia Ciardi,

Katharina Majer e

Via del Vento edizioni. 

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